Igiene

Cappa flusso laminare: che cos’è? Quanti tipi ce ne sono?

Cappa flusso laminare, cosa si intende con questo termine? Quando si parla di cappe a flusso laminare, o di quelle che vengono chiamate anche cappe biologiche, ci si riferisce a degli strumenti fondamentali. Infatti, la loro grande importanza nell’ambito biologico si nota facilmente. Basta sapere che la cappa a flusso laminare serve per proteggere non soltanto l’ambiente, ma anche lo stesso operatore, dagli agenti biologici. Ciò è vero soprattutto quando le sostanze impiegate sono potenzialmente nocive e dannose. La cappa flusso laminare permette di mantenere sotto controllo i rischi e di garantire un alto livello di protezione. Quanti e quali tipi di cappe flusso laminare esistono? Scopriamolo insieme in questo articolo.

Cappe flusso laminare: ecco cosa sono

Come è fatta una cappa flusso laminare? Dal punto di vista strutturale, non si tratta di altro che una cabina. Le cappe a flusso laminare sono progettate e realizzate con lo scopo di creare, al loro interno, un ambiente totalmente sterile. Questo al fine di poter effettuare analisi, sampling e altri tipi di operazioni senza preoccuparsi non solo degli agenti contaminanti che provengono dall’esterno. Infatti, nel caso in cui si usano elementi potenzialmente pericolosi, la cappa flusso laminare evita anche la loro fuoriuscita e, quindi, limita  il rischio di contagio. Insomma, nulla entra e nulla esce dalle cappe a flusso laminare.

Per ottenere tutto questo, l’aria che si trova all’interno della cappa a flusso laminare viene sterilizzata. Questo processo richiede il suo passaggio attraverso dei filtri specifici, chiamati HEPA dall’acronimo delle parole inglesi “High Efficiency Particulate Air”. I filtri HEPA sono realizzati con la microfibra di vetro, un materiale che è in grado di garantire il 100% di sterilità e purezza dell’aria.

Tipi di cappe flusso laminare

Ci sono diversi tipi di cappe flusso laminare. Le loro differenze risiedono non solo nelle caratteristiche strutturali, ma anche nel funzionamento che ne deriva. Prima di tutto, bisogna specificare che esistono due tipologie principali di cappe biologiche. Da una parte ci sono le cappe a flusso laminare verticale, mentre dall’altra abbiamo quelle che appartengono alle cappe a flusso laminare orizzontale. Le prime si dividono ulteriormente in tre sottogruppi a seconda della classe, identificata secondo il livello di protezione. La classe I protegge l’operatore, ma non il campione esaminato, funzione che invece viene svolta dalle cappe di classe II. Per quanto riguarda la classe III, invece, è bene sapere che è quella dotata della capacità di isolare in modo totale l’operatore dagli agenti ad alto rischio con i quali lavora. Si tratta del tipo di cappa biologica più indicato per chi opera con materiali pericolosi, come i virus patogeni.

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