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Cronaca di un viaggio indimenticabile in Cappadocia, vero cuore pulsante della Turchia

Se c’è una cosa che si impara appena si mette piede in Cappadocia, è che qui il concetto di “casa” è molto elastico. Per secoli, l’uomo ha dovuto confrontarsi con la roccia e adattarsi a vivere in un contesto non proprio semplice. Il risultato è un paesaggio che sembra masticato dal tempo, dove ogni sperone di roccia nasconde un segreto e il tè alla mela non è un souvenir per turisti, ma il lubrificante sociale che tiene insieme ogni conversazione, dal mercato di Kayseri alle grotte di Goreme. La Magia della Cappadocia si svela grazie a Guiness Travel, operatore specializzato in viaggi organizzati con accompagnatore dall’Italia.

Goreme

Il viaggio entra nel vivo a Goreme, e il modo migliore per capirla è guardare i soffitti delle sue chiese rupestri. Visiteremo chiese come quella di Santa Barbara o quella del Serpente, dove gli affreschi bizantini sono rimasti intrappolati nel buio per secoli. In molte di queste chiese noterete che i volti dei santi sono privi di occhi. Non è solo l’usura: durante il periodo iconoclasta, si credeva che grattare via gli occhi dalle immagini sacre impedisse ai santi di “vedere” i peccati di chi stava entrando. Una forma di censura divina incisa nella pietra. Dopo la visita, ci fermeremo a Cavusin, un villaggio che oggi sembra un castello di sabbia abbandonato, per un caffè turco. Ricordate: è un rito lento. La posa che resta sul fondo della tazzina non va bevuta, ma ribaltata sul piattino. Le donne dei villaggi sanno ancora leggervi i messaggi del destino, una pratica che chiamano fal, tra un pettegolezzo e l’altro.

Kaymakli

C’è chi sogna di volare in mongolfiera all’alba (e sì, se il vento lo permette, vedrete quel tappeto di palloni colorati che è diventato il simbolo della regione), ma la vera chicca poco nota ai più si trova andando nella direzione opposta: verso il basso. La città sotterranea di Kaymakli è un dedalo che toglie il fiato. Si tratta di enormi condomini sotterranei dove migliaia di persone sparivano letteralmente dalla faccia della terra per sfuggire agli invasori. Lungo i corridoi vedrete enormi dischi di pietra. Funzionavano come porte blindate: potevano essere chiusi solo dall’interno, rendendo la città una cassaforte inespugnabile. Vedrete i fori dove legavano gli animali e le cappe dei camini annerite dal fumo di mille anni fa. L’odore di terra umida e la temperatura costante rendono l’esperienza quasi ipnotica. Il pranzo sarà a Belisirma, nel canyon della Valle Ihlara. Qui si mangia in piccole trattorie sull’acqua, con i piedi quasi a mollo nel fiume, all’ombra dei vulcani Hasan e Melendiz che hanno creato tutto questo caos geologico.

Avanos

La Cappadocia è anche terra di fango e mani operose. Ad Avanos, il fiume Kizilirmak deposita un’argilla rossa così densa che viene lavorata da quattromila anni, fin dai tempi degli Ittiti. Entreremo in un laboratorio di ceramica dove si usa ancora il tornio a pedale. Un tempo, nei villaggi intorno ad Avanos, un ragazzo non poteva sposarsi se non dimostrava al futuro suocero di saper modellare un vaso perfetto. Se il coperchio non chiudeva al millimetro, niente matrimonio. Era la prova che l’uomo aveva manualità e pazienza, doti fondamentali per sopravvivere in Anatolia. Esploreremo poi la Valle Devrent, chiamata “della fantasia” perché le rocce hanno preso forme assurde: c’è il cammello, la chioccia, persino una roccia che sembra Napoleone. È il posto perfetto per capire quanto il vento possa essere un artista bizzarro.

Mustafapasa: manti, dolma e ospitalità greca

Uno dei momenti più coinvolgenti in un viaggio organizzato in Turchia è a Mustafapasa (l’antica Sinassos). Qui le case hanno portali intagliati che sembrano merletti. Non saremo solo spettatori: parteciperemo a una cooking class in una casa privata. Impareremo a chiudere i manti, minuscoli ravioli turchi (più sono piccoli, più la cuoca è considerata abile), e a riempire i dolma con foglie di vite. Mentre si cucina, il bollitore del tè non smette mai di fischiare. In Cappadocia, il tè è un vero e proprio lubrificante sociale. È il segno che siete diventati parte della famiglia, anche solo per un pomeriggio.

Valle Rossa: l’ultimo raggio di sole sul tufo

Il viaggio non può che chiudersi nella Valle Rossa. Al tramonto, il ferro contenuto nella roccia reagisce alla luce radente, facendo divampare le pareti di tufo in un incendio di rosso e viola. Potrete poi scegliere di assistere alla danza dei dervisci rotanti. Vedere questi mistici girare su sé stessi con una mano tesa al cielo e una verso terra è l’immagine finale perfetta: un equilibrio precario ma bellissimo, proprio come le rocce della Cappadocia che stanno in piedi da millenni sfidando la gravità. Si torna a casa consapevoli di aver vissuto giorni emozionanti che si scolpiranno nella memoria.

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