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Perché le borse in canapa hanno di nuovo senso

Sappiamo bene che l’industria della moda inquina. Ci siamo abituati a riempirci gli armadi di tessuti sintetici — poliestere, nylon, acrilico — che stringi stringi sono solo plastica derivata dal petrolio. Chi cerca un’alternativa che non pesi sull’ambiente si trova spesso davanti a soluzioni a metà.

Ma ultimamente si è tornati a guardare a un materiale che conoscevamo benissimo: la canapa. Non è una moda passeggera da nostalgici, ma il recupero di una fibra che sul piano pratico funziona meglio di quasi tutte le altre.

Un passo indietro: quando l’Italia filava la canapa

Per capire perché una borsa in canapa vale i soldi che costa, bisogna guardare alla nostra storia. Fino a metà del Novecento, l’Italia era il secondo produttore mondiale di questa pianta, dietro solo alla Russia.

Ma sulla qualità del filato eravamo i primi in assoluto. Le flotte commerciali, le repubbliche marinare e persino la marina militare britannica volevano la canapa italiana per le vele e i cordami. Il motivo era puramente tecnico: nessun’altra fibra naturale reggeva a quel modo il carico e la corrosione dell’acqua salata.

Nel dopoguerra sono arrivate le fibre sintetiche, costavano meno, e abbiamo lasciato morire un’intera filiera agricola. Oggi, comprare uno zaino o una borsa in canapa significa riprendere in mano quel materiale e farlo tornare utile.

Non è solo una questione estetica o storica. Ci sono ragioni molto concrete per preferire questo tessuto ad altri.

Non si rompe e invecchia bene

Se siete stanchi di zaini che si sfilacciano sui bordi o borse che perdono la forma dopo sei mesi, la canapa risolve il problema alla radice. Ha fibre lunghe e tenaci, con una resistenza alla trazione che è circa tre volte quella del cotone.

La cosa interessante è come si comporta col tempo: usandola e lavandola non si assottiglia né si logora facilmente. Al contrario, si ammorbidisce. Prende un aspetto vissuto molto bello da vedere, ma la struttura tiene.

Meno acqua, niente pesticidi

A livello agricolo, questa pianta è un carro armato. Cresce fitta e veloce, soffocando le erbacce da sola. Risultato: chi la coltiva non deve spruzzare diserbanti o pesticidi chimici nel terreno.

In più ha bisogno di molta meno acqua rispetto al cotone e le sue radici profonde arieggiano la terra, preparandola meglio per chi ci coltiverà altro l’anno dopo. È una coltura che assorbe una quantità enorme di anidride carbonica durante la crescita.

Zero cattivi odori

Chi viaggia spesso o va in palestra conosce bene l’odore di umido che ristagna sul fondo dei borsoni in poliestere. La canapa respira. Fa passare l’aria ed è un ambiente naturalmente ostile a muffe, funghi e batteri. È un dettaglio che fa la differenza d’estate o se ci infilate dentro vestiti umidi e cosmetici.

L’alternativa vera alla finta pelle

Chi sceglie di non comprare accessori in vera pelle finisce spesso per ripiegare sull’ecopelle o la pelle vegana. Il problema è che quasi sempre si tratta di poliuretano (PU) o PVC. Plastica.

Scegliere la canapa significa uscire da questo vicolo cieco: non si usano animali, non si usano le sostanze chimiche pesanti delle concerie (come il cromo) e soprattutto non si disperdono microplastiche nell’acqua ogni volta che si lava la borsa.

Colori e design

Oggi usare borse in canapa non significa per forza girare con materiale grezzo da mercato rionale. I tessuti che escono dai telai moderni sono raffinati, adatti anche all’ufficio. Si va dai colori naturali come il sabbia o il verde oliva, fino ai tinti uniti come il nero o il blu navy, ottenuti con colorazioni che non irritano la pelle.

Dalla terra alla spalla

Il processo per ricavare il tessuto è artigianale e non nasconde segreti. Dopo il raccolto i fusti lunghi e legnosi si fanno macerare — un tempo li si lasciava semplicemente a terra a prendere l’umidità della rugiada. Poi si separa la parte dura e legnosa (il canapulo) dalla fibra esterna. Si pettina, si fila e si tesse a telaio. È un lavoro lungo che richiede pazienza.

Oggi se ne fa letteralmente di tutto. Gli zaini e le borse messenger imbottite tengono al sicuro il portatile e i documenti di chi lavora sempre in giro. Le classiche shopper bag reggono pesi notevoli senza il rischio che i manici cedano di colpo mentre fai la spesa. E poi ci sono marsupi e beauty case, che tengono la roba in ordine e all’asciutto nei bagagli.

Mettersi in spalla un accessorio in canapa è una scelta molto pragmatica. Ti stacchi dalle logiche dell’usa e getta e dalle finte pelli inquinanti, e ti metti in casa un oggetto pensato per durare anni senza cedere. Semplice, resistente e con una storia alle spalle che merita di non essere dimenticata.

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