Endodonzia e devitalizzazione dentale: di cosa si tratta?

L’endodonzia è una branca dell’odontoiatria che si occupa della parte interna del dente e delle eventuali patologie e trattamenti. La terapia odontoiatrica, chiamata anche “devitalizzazione dei denti”, è una terapia canalare che consente di rimuovere i tessuti interni del dente che sono già “morti” o in via di putrefazione e, quindi, di disinfettare totalmente la radice. Scopriamo insieme quando può essere necessario dovere ricorrere alla terapia endodontica.

Che cos’è l’endodonzia?

L’endodonzia, come abbiamo detto, è una branca odontoiatrica che si occupa dei tessuti interni del dente. Il trattamento devitalizzante o endodontico è un intervento che viene svolto in ambulatorio e sembra essere necessario quando il nervo del dente è infiammato o infetto, a causa di un possibile danno provocato da una carie o da un trauma.

Il trattamento endodontico consiste, quindi, nella rimozione della polpa infiammata e infetta presente all’interno del dente e per tutta la lunghezza delle radici e nella sua sostituzione con un’otturazione permanente, previa adeguata detersione e sagomatura dei canali radicolari.

Come funziona la devitalizzazione?

Per potere attuare il trattamento di devitalizzazione dentale è bene rivolgersi a un centro specializzato in odontoiatra, come per es. il Centro Odontoiatrico Grimaldi (https://www.centroodontoiatricogrimaldi.it/) a Bologna, o in un qualsiasi altro centro della propria città, dove comunque sia presente un’equipe di professionisti del settore fondamentale data la delicatezza dell’intervento di cui stiamo trattando.

Il dentista o odontoiatra che si occupa di endodonzia, utilizza una specifica strumentazione composta da: strumenti di ingrandimento, apparati radiografici digitali, trapano da dentista, strumenti rotanti, riscaldatore per guttaperca e localizzazione apicale elettronico. Per eseguire un trattamento di devitalizzazione le fasi da seguire sono:

  • anestesia locale;
  • isolamento del campo operatorio con una diga di gomma;
  • rimozione di vecchi residui ed eventuali ricostruzioni provvisorie della corona dentale, se molto distrutta;
  • apertura della camera che contiene il nervo;
  • ricerca del canale radicolare con l’aiuto di ingrandimenti ottici;
  • misurazione della lunghezza di ogni canale radicolare attraverso una radiografia digitale e un localizzatore elettronico d’apice;
  • utilizzo di strumenti endodontici manuali e roteanti in nichel e titanio;
  • lavaggi con ipoclorito di sodio del canale radicolare;
  • ricostruzione della corona;
  • controllo della fine del trattamento con radiografia;
  • restauro coronale con otturazione o protesi.

Terapia endodontica: quando può essere necessaria?

Uno specialista può ricorrere alla terapia endodontica in presenza di:

  • lesione da carie penetrate o profonda: con infiammazione del tessuto pulpare e contaminazione batterica. Se non trattata adeguatamente questa infezione può avanzare provocando una necrosi della polpa e favorire l’insorgenza di patologie radicolari e paradontali;
  • granuloma: una patologia molto frequente collegata all’infiammazione pulpare che può evolvere in ascesso. Si tratta di una lesione provocata dalla diffusione dell’infezione, oltre l’estremità della radice del dente, che coinvolge i tessuti e l’osso circostante. Quando il trattamento non va a buon fine spesso, il dentista deve ricorrere all’asportazione della punta della radice e del tessuto infetto per via chirurgica;
  • morte della polpa dentale: che può verificarsi anche spontaneamente;
  • lesioni traumatiche;
  • riabilitazione protesica: che richiede l’utilizzo di un elemento dentale come pilastro.

Quali sintomi non sottovalutare?

Tra le possibili cause che possono portare a un’infiammazione non ci sono solamente le carie, in quanto anche un trauma può essere responsabile di un’infiammazione del nervo, che se non curata può portare a un ascesso.

Un forte e frequente mal di denti o mal di testa, il fastidio prodotto a seguito del consumo di bevande o alimenti freddi e caldi, lo smalto che cambia colore, sono tutti possibili sintomi che richiedono un necessario controllo dal dentista.

Altri possibili fastidi a cui prestare massima attenzione possono essere: il dolore costante nel corso della masticazione e quello riferito ai tessuti gengivali. Alla base di una devitalizzazione può esserci una carie trascurata che ha raggiunto un livello tale da coinvolgere in modo irreversibile la polpa dentaria.

Per evitare di dovere ricorrere alla devitalizzazione è importante sottoporsi a controlli periodici presso un odontoiatra di fiducia, che potrà rilevare la presenza di un’eventuale carie allo stato iniziale. In caso di necessaria devitalizzazione, la tempestività terapeutica potrà aiutare a salvare il dente.

Come prevenire la devitalizzazione denti

Per evitare di dovere incorrere alla devitalizzazione dei denti il consiglio dei dentisti è quello di tenere lontane le carie attraverso uno stile di vita sano, un’alimentazione che non prediliga il consumo di zuccheri e una corretta igiene orale.

Oltre alla quotidiana pulizia dei denti, della lingua e del cavo orale per scongiurare l’accumulo di batteri e la loro proliferazione (principale responsabile di patologie dentali) è bene anche sottoporsi periodicamente a delle visite dentistiche, in modo da evitare che possano insorgere disturbi del cavo orale e complicanze a essi connessi.

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